giovedì 18 giugno 2009

Tutela del territorio e paesaggio, beni inestimabili

Renato Soru

Vale la pena di essere sconfitti per difendere gli interessi generali? E’ una domanda che in tanti ci siamo posti all’indomani della sconfitta nelle elezioni regionali. Valeva la pena di dimettersi su un “cavillo” della legge urbanistica, per alcuni inessenziale? C’è stata una reazione eccessiva intorno a quel “cavillo” ed ai “movimenti” da una parte all’altra dei banchi del Consiglio regionale fino alla bocciatura, a scrutinio segreto, della giunta? La tutela del territorio e dell’irripetibile paesaggio della Sardegna valgono tanto? Vale un così grande sacrificio questo nostro paesaggio, profondamente umiliato negli anni con colate di cemento che lo hanno desertificato ed hanno reso noi più poveri?

Credo proprio di sì. Il paesaggio, in parte ancora salvo, è uno degli elementi costitutivi della nostra identità con il suo carico di natura e di cultura. Quel paesaggio che si è formato in un modo così sorprendente è l’unica ricchezza che abbiamo a disposizione insieme all’intelligenza delle persone che lo vivono e ci vivono.

Abbiamo pensato che è un patrimonio inalienabile da cui i Sardi di oggi e di domani possiamo trarre vita e sostentamento. Si chiama economia ecocompatibile che gli economisti più avveduti dicono è quella che salverà la terra ed i suoi abitanti.
E’ fondata sul risparmio del suolo e sul risparmio energetico; sul recupero e sulla ristrutturazione; sulle bonifiche dei territori barbaramente inquinati e sul loro risanamento; sul restauro e sulla manutenzione; sulla multifunzionalità e sulle risorse locali.

E’ un’economia che richiede strumenti e regole di tutela e salvaguardia. Richiede competenze ed un popolo diffusamente più istruito, consapevole e coinvolto nella sua conservazione; un welfare differente dall’assistenzialismo. Ed il nostro progetto prevedeva e prevede tutto questo.

Si può perdere una battaglia - quella che il Presidente del Consiglio ha intrapreso, senza esclusione di colpi, per trasformare il nostro territorio in un feudo - ma alla fine i Sardi vinceranno perché vorranno difendere il proprio paesaggio da palazzinari e da speculatori di ogni appartenenza politica che vengono di là dal mare ma che sono anche tra noi.

Questo è il commento che mi viene da fare leggendo con gioia e orgoglio la sentenza del TAR Sardegna che respinge il ricorso del Comune di Arzachena.
Spetterà a ciascuno di noi essere il custode di questo bene comune, superando le piccole convenienze personali. In ognuno dei 377 Comuni della Sardegna è dovere di ciascuno conoscere quanto prevede il PPR ed evitare che, per piccoli vantaggi, lungo le coste e nei territori di maggior pregio, cali nuovamente la cappa del cemento.

Il tour che la nuova Giunta Regionale sta compiendo nelle province sarde ha l’obiettivo, già dichiarato in campagna elettorale, di cambiare il PPR per riprendere l’azione progressiva di cementificazione della Sardegna. Quel PPR è stato uno dei punti qualificanti della nostra azione di governo e del nostro progetto politico e che la sentenza del TAR Sardegna n. 979/2009 elogia e vuol difendere.
Tutti siamo in campo perché ognuno ne sia responsabile oggi e domani.

giovedì 18 giugno 2009

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