domenica 19 luglio 2009

Canada: il nucleare triplica i costi

A oscillare violentemente non sono solo le quotazioni del petrolio. Per l’energia nucleare una sorpresa è venuta dal Canada. Aprendo le buste delle offerte per la costruzione a Darlington di due reattori ad acqua pesante da 1.200 megawatt si è scoperto che la proposta dell’AECL (Atomic Energy of Canada Limited) era 26 miliardi di dollari, 18 miliardi e mezzo di euro al cambio attuale. Troppo? Con la seconda busta, quella dell’Areva, il colosso atomico francese, è andata poco meglio: 23,6 miliardi di dollari per due Epr da 1.600 megawatt (ma con minori garanzie su possibili futuri extracosti). Siamo a un prezzo per chilowattora che è quasi tre volte quello su cui si è basato l’accordo per realizzare a Olkiluoto, in Finlandia, un reattore di terza generazione, la filiera che dovrebbe rilanciare il nucleare dopo la lunga stasi che ha visto 30 anni di blocco degli ordini negli Stati Uniti e una stagnazione nei paesi occidentali.Il progetto finlandese procede a rilento provocando dispute giudiziarie e un forte innalzamento dei costi e queste difficoltà sono alla base della decisione dell’Edf, l’ente elettrico francese, di chiedere un aumento del 20 per cento delle tariffe. Ora anche in Ontario è arrivato un alt. Alle tariffe proposte il nucleare viene giudicato poco conveniente dal governo canadese che riteneva di poter chiudere il contratto attorno ai 7 miliardi di dollari e si è ritrovato una richiesta tre volte e mezzo più alta. Il premier Dalton McGuinty si è consolato affermando: «Se non altro lo abbiamo scoperto per tempo».

Antonio Cianciullo, 19 luglio 2009

sabato 18 luglio 2009

Obama scuote i neri ”Non avete più scuse”

Essere poveri non è una scusa per prendere brutti voti a scuola»: Barack Obama striglia la comunità afroamericana intervenendo alla serata del centenario della Naacp, l’associazione protagonista delle battaglie per i diritti civili e contro la segregazione.

Di fronte ad un pubblico di veterani delle campagne di Martin Luther King, come John Lewis, e di giovani attivisti che lo accoglie in un hotel di Midtown Manhattan come l’incarnazione del riscatto collettivo, Obama risponde pronunciando un discorso duro, che mira a mettere in evidenza i problemi che affliggono gli afroamericani: disgregazione famigliare e carenza di istruzione. Rivolgendosi ai genitori dice: «Mettete via i videogiochi, aiutate i vostri figli a fare i compiti e mandateli a letto ad un’ora ragionevole». E rivolgendosi ai figli aggiunge: «Crescere in quartieri poveri non è una giustificazione per prendere brutti voti a scuola, nessuno ha già scritto il vostro destino per voi, lì fuori ci sono molti altri Barack Obama che un giorno potranno diventare presidenti».

I 45 minuti di discorso sono una declinazione in chiave nazionale del testo pronunciato il 12 luglio ad Accra, in Ghana, destinato agli africani: ora come allora punta sulla frase «prendere il destino nelle vostre mani» per incalzare le nuove generazioni a mettere da parte il vittimismo del passato ed ora come allora ripete, in un crescendo di emozione, la frase «basta scuse! basta scuse!». Obama interpreta la propria missione di leader afroamericano con l’impegno a far emergere quella che nel discorso di Selma, in Alabama, pronunciato il 4 marzo 2007 definì la «Generazione del Giosuè» ovvero quei giovani eredi dei «Mosè» che confissero la segregazione a cui ora spetta costruire la nuova vita nella Terra Promessa degli Stati Uniti d’America. E’ per questo che Obama sottolinea: «Vi voglio vedere diventare ingegneri e scienziati, dottori e insegnanti, non solo sportivi e ballerini».

L’esempio a cui si richiama è quello della sua storia perché «devo tutto a mia madre che mi fece studiare» e della parallela vicenda della moglie Michelle, nata nei quartieri poveri del South Shore di Chicago e divenuta un avvocato di punta. «Tutte le migliori riforme che il governo potrà fare non consentiranno ai nostri figli di entrare nella Terra Promessa - sono le parole del presidente - senza prima avere una nuova mentalità e dei nuovi comportamenti capaci di emanciparci dalla sensazione di essere limitati, frutto delle discriminazioni subite in passato». L’estrema e più importante vittoria che Obama cerca è quella sull’eredità della segregazione che «fa crescere i nostri figli in quartieri dove il tasso di criminalità è più alto» e in case dove «i genitori prestano poca attenzione all’istruzione, non leggono libri ai figli e disertano gli incontri con gli insegnanti nelle scuole». Mettere a nudo ferite della comunità afroamericana serve a schiudere le porte ad un futuro migliore: «Voglio che i nostri figli non aspirino tutti a diventare campioni di basket ma vogliano anche essere giudici della Corte Suprema e presidenti degli Stati Uniti».
MAURIZIO MOLINARI
Corrispondente da New York
La Stampa, 18/7/2009

giovedì 16 luglio 2009

L’EPR: un pericolo per l’uomo e per l’ambiente

Tradotto dal francese da karl&rosa

Il 21 ottobre 2004 EDF ha deciso di installare il reattore nucleare di terza generazione EPR (European Pressurised water reactor) sul sito di Flamanville, sulla Manica. "L’EPR é dieci volte più sicuro delle centrali nucleari attuali". Questa citazione dell’attuale ministro francese dell’industria, Nicole Fontaine, é almeno bizzarra, come fa notare Axel Mayer del BUND di Friburgo (Germania). Non ci ripetono infatti da decenni che le centrali nucleari attualmente in servizio sono tutte sicure al 100%?
Mentre il movimento ambientalista tedesco, che si é lasciato addormentare dalle promesse soporifiche di una cosiddetta "uscita dal nucleare", aspetta che la chiusura degli impianti atomici si realizzi da sola, le multinazionali dell’energia nucleare come EnBW, RWE, Eon, Vattenfall, EDF, Siemens e Areva preparano il terreno per far accettare la costruzione di nuove centrali atomiche in Europa.
Il progetto EPR é finanziato da EDF e EnBW con i nostri soldi, dato che ne siamo i clienti. La sua costruzione spetterà a Siemens e Areva. "Se il governo francese si pronuncia all’inizio del 2004 - il progetto é all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri dell’11 e del 18 febbraio - per l’adozione di questo progetto franco-tedesco di Areva, l’EPR potrà entrare in funzione nel 2010", ha dichiarato Nicole Fontaine il 7 novembre 2003.
Nuove strategie soft per imporre l’EPR:
Gran parte del parco nucleare europeo deve essere rinnovata a partire dal 2005 e Siemens & Areva sono ben decise a restare sul mercato nucleare mondiale. Con l’EPR non si tratta solo di un nuovo reattore per la Francia, ma di creare una testa di serie, un modello di riferimento da esibire sul mercato mondiale.
La lobby nucleare ha imparato la lezione dopo le sue sconfitte a Wyhl, Wackersdorf, Plogoff etc.. e non ripeterà i suoi errori. Ormai opera diversamente: un’abile campagna pubblicitaria, che costa svariati milioni di euro, é organizzata un po’ dappertutto in Europa per vantare i meriti di questo tipo di reattore "nuovo, sicuro e durevole". Adesso la propaganda pubblicitaria é centrata completamente sull’aspetto "ecologico" e favorevole al clima di questo nuovo investimento. Sono proprio le lobbies alle quali gli ambientalisti sono riusciti dopo anni ed anni ad imporre dispositivi di riduzione dei tassi di nitrato e di zolfo nelle loro vecchie miniere di carbone che utilizzano ora argomenti ambientalisti per rilanciare i loro programmi nucleari! E che per di più si sforzano di dividere il movimento ambientalista fomentando polemiche sull’eolico. E’ cosi’ che si riesce a rimuovere il ricordo degli incidenti nucleari di Chernobyl, Harrisburg, Tokaimura etc.
Siti previsti per i primi EPR:
Potrebbe essere la Finlandia o Penly, in Normandia (Francia). Quel che conta per la scelta di questi siti é che sul posto la resistenza politica e civile sia minima. Un paese piccolo come la Finlandia puo’ facilmente farsi ingannare dall’arrivo dei soldi, del potere e dell’influenza della lobby dell’atomo.
Una volta aperta la breccia, quest’ultima spera che degli invidiosi si facciano avanti in Europa. "Meglio un cattivo reattore costruito in Germania o in Francia che uno altrettanto pericoloso presso i nostri vicini europei finlandesi", é la parole d’ordine abilmente collegata agli egoismi nazionali... Puo’ anche essere un aspetto della mondializzazione. In tutti i modi, le centrali nucleari francesi arrivate al termine della loro vita dovranno essere sostituite e in Germania l’industria nucleare conta su un cambiamento di governo, con partiti pronucleari che aspettano il loro turno. E’ sorprendente che, in tutto il mondo, siano spesso partiti molto conservatori ad agire contro l’uomo, la natura e l’ambiente.
Il luogo d’installazione dell’EPR potrebbe anche essere Fessenheim, che é la centrale più vecchia di Francia e vi sarebbe fin d’ora sul sito posto per due nuovi reattori. D’altronde, "misure di igiene psicologica" sono state prese nel 2003 per preparare il terreno: la centrale si é autodotata di una certificazione ambientale (ISO 14001) ed ha fondato il nuovo club pronucleare "Sul filo del Reno". Ma i rischi sismici e la robusta opposizione delle popolazioni di entrambe le sponde del Reno sono contro la scelta di questo sito.
Pericoli dell’EPR (in breve)
Dovunque sia costruito, l’EPR sarà pericoloso. Produce scorie nucleari che dovranno essere immagazzinate per milioni di anni. Per ogni megawatt di elettricità prodotta in un anno, ogni centrale produce la radioattività a vita breve e a vita lunga di una bomba di Hiroshima. Due EPR da 1600 Mwe ognuno produrrebbero la radioattività di 3200 bombe di Hiroshima. Ovunque lavorano degli uomini, errori umani sono possibili (leggere: "Embrouilles dans les centrales" (Imbrogli nelle centrali, NdT). l’EPR é grande, invece di essere sicuro. L’organizzazione internazionale dei medici per la prevenzione di una guerra atomica IPPNW denuncia la capacità di 1600 MW come un abbandono delle norme di sicurezza. E’ per evitare un’esplosione dei prezzi dell’elettricità che Siemens e Areva privilegiano il gigantismo a spese della sicurezza. I sistemi di sicurezza passivi dell’EPR non sono sufficienti, armature e pompe sono sempre azionate da motrici che possono fermarsi al minimo guasto elettrico. La sola innovazione dell’EPR é il serbatoio, destinato, in caso di incidente grave, a ricevere e raffreddare il cuore in fusione. Per farlo, occorrerebbe da una parte che il bacino fosse assolutamente secco, senza che i rischi di esplosione di vapore siano troppo elevati, e dall’altra bisognerebbe coprire d’acqua il cuore in fusione, il che provocherebbe proprio quelle esplosioni di vapore che bisogna evitare... E, per l’EPR, delle persone moriranno nelle miniere dove si estrae l’uranio (leggere: "Un scandale nommé COGEMA" (Uno scandalo chiamato COGEMA, NdT), a causa delle radiazioni vicino alle centrali, negli stabilimenti del plutonio (detti di ritrattamento) e dell’arricchimento dell’uranio. Come ogni altra centrale nucleare convenzionale, l’EPR produrrà rilasci radioattivi durante il suo funzionamento, detto "normale". Destinato all’esportazione, l’EPR aggrava dunque il rischio che nuovi paesi entrino in possesso della bomba atomica. Secondo Jean-Jacques Rettig, del CSFR (Fessenheim), "lo Stato francese non ha imparato nulla dalla vendita di una centrale nucleare all’Irak. Chi ha una centrale nucleare é capace di costruire una bomba. Per dei profitti a breve termine, EDF, EnBW, Siemens e Areva mettono in pericolo la pace mondiale". Il progetto EPR é cominciato molto prima degli avvenimenti dell’11 settembre 2001. L’EPR non é previsto per far fronte ad un eventuale attacco terroristico. Un attacco terroristico o un incidente nucleare grave renderebbero gran parte dell’Europa inabitabile per sempre. Un paese che possiede centrali nucleari é in balia di tutti i ricatti. L’EPR non é esente dal rischio di fusione del cuore del reattore. Tutti i dispositivi di sicurezza dell’EPR, dispositivi il cui funzionamento é peraltro molto controverso, possono controllare solo fusioni a bassa pressione. L’EPR non é dunque un nuovo reattore, restano tutti i problemi inerenti al P.W.R.
Che fare?
Bisogna mobilitarsi e resistere alla propaganda mediatica della lobby nucleare. Ci sono ancora milioni di consumatori ambientalisti che comprano prodotti Siemens. Molti comprano la loro elettricità da ditte nucleari come Eon, EnBW, RWE, Vattenfall o a filiali dette ambientali. Questo potrebbe cambiare con il lancio di EPR, perché esistono produttori alternativi, che vendono a buon mercato elettricità prodotta al 100% senza nucleare come l’EWS di Schönau.
Ma resistere pacificamente significa anche far pressione su tutti i siti possibili, resistere a Gorleben, far pressione sui partiti pronucleari tedeschi e sui partiti al potere in letargo.
Le azioni transfrontaliere ed una cooperazione antinucleare internazionale sono più necessarie che mai. Se la lobby nucleare non conosce frontiere, nemmeno i suoi oppositori ne conoscono.
L’industria nucleare é rivolta al passato, mentre una vera preparazione dell’avvenire esige lo sviluppo delle alternative. Una politica energetica degna di questo nome, durevole e rispettosa del clima, deve combinare diversi fattori: economie di energie, rinuncia allo spreco, cogenerazione, fonti di energia rinnovabili. Senza una vera politica economica ecologicamente sostenibile, portiamo il nostro pianeta direttamente alla sua rovina. Con l’EPR, succederà solo un po’ più rapidamente.
Estratto dalla Gazzetta Nucleare N°215/216, settembre 2004
Originale:
http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=16235

martedì 14 luglio 2009

venerdì 10 luglio 2009

L'ITÀGLIA NUCLEARE




giovedì 9 luglio 2009

L'Italia torna al nucleare Passa al Senato il ddl Sviluppo

Con 154 sì, un voto contrario e un astenuto, l'aula del Senato ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge che contiene disposizioni per lo sviluppo. Il ddl, licenziato da Palazzo Chigi circa un anno fa e passato per quattro letture parlamentari, ora è legge. A votare a favore sono stati Pdl, Lega e Udc. Pd e Idv non hanno partecipato al voto. Il provvedimento “omnibus” prevede nuovi fondi per l'editoria, l'introduzione della class action (ma senza retroattività, quindi nessuna azione legale di massa per Parmalat e Cirio), alcune misure per il mercato del gas, altre per le liberalizzazioni delle ferrovie, oltre a diverse novità in tema di assicurazioni e prezzo della benzina, lotta alla contraffazione del Made in Italy.
Ma la norma senza dubbio più discussa è quella che prevede il ritorno al nucleare, con la delega al governo per la localizzazione dei siti per le nuove centrali. Il Governo avrà sei mesi di tempo dall'approvazione della legge per emanare uno o più decreti legislativi con la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti nucleari, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. I decreti attuativi definiranno anche le misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate dalla costruzione degli impianti nucleari, ma anche agli enti locali e alle imprese del territorio.
Nella predisposizione dei decreti il Governo dovrà attenersi, tra le altre, all'indicazione di “elevati" e non più “adeguati” livelli di sicurezza dei siti. L'autorizzazione unica rilasciata dalle amministrazioni interessate sostituirà tutti gli atti necessari, fatta eccezione per le procedure Via (Valutazione d'impatto ambientale) e Vas (Valutazione ambientale strategica) "cui si deve obbligatoriamente ottemperare". Il Cipe, con una delibera da assumere entro sei mesi, definirà la tipologia degli impianti e con un'altra delibera favorirà la costituzione di consorzi per la costruzione e l'esercizio degli impianti.
Nasce inoltre l'Agenzia per la sicurezza nucleare, che svolgerà funzioni di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l'autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di vigilanza sulla costruzione, l'esercizio e la salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari.
Il ritorno al nucleare viene ovviamente salutato favorevolmente dall'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti: " Il ritorno del nucleare in Italia - sottolinea il numero uno di Enel - è un'opportunità strategica per ricostruire la filiera scientifica, tecnologica e industriale indispensabile per stabilizzare i costi di generazione di energia elettrica, ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime e combattere contro il cambiamento climatico". Ma Pd e organizzazioni scientifiche stanno esprimendo in queste ore il proprio dissenso: ''C'è poco da essere entusiasti: è una legge inopportuna'', ha detto Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd. Per Marino, è grave anche perché ''una legge, in particolare su questa materia, dovrebbe essere basata su dati scientifici. Abbiamo un premio Nobel come Carlo Rubbia - ha aggiunto l'esponente del Pd- che ha ripetuto più volte che oggi non esiste un metodo sicuro per lo stoccaggio delle scorie radioattive e che anzi c'è un rischio concreto per la salute''. ''Esiste la possibilità di fare ricerche su fonti diverse di energia e anche su altri elementi dell'energia nucleare come il torio che, a differenza dell'uranio, potrebbe produrre energia senza scorie'', ha concluso Marino, per il quale, invece, ''si fanno leggi senza tenere conto del parere della scienza e che sono anche di difficile applicazione dato che nessun Comune o cittadino accetterebbe una centrale nucleare o un sito di stoccaggio sul proprio territorio''.
E anche per Grazia Francescato, portavoce nazionale dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, "il ritorno al nucleare è una vera e propria follia sia dal punto di vista ambientale che economico”. "Con il nucleare non solo non si affronta il problema della sicurezza energetica ma si rischia di far crescere esponenzialmente le bollette dei cittadini. Ogni impianto costerà almeno 4 miliardi di euro che, di sicuro, ricadranno sulle spalle della collettività ". "Scegliere oggi il nucleare - secondo la Francescato - vuol dire far regredire il nostro Paese tagliandolo fuori dall'innovazione tecnologica e dalla ricerca sulle rinnovabili e sull'efficienza energetica che sono i settori su cui i paesi più avanzati stanno investendo con forza e che saranno i veri settori strategici nell'economia mondiale".
Mentre Francesco Ferrante, esponente degli Ecodem, ha dichiarato: "Altro che green economy e fonti rinnovabili: nemmeno l'ombra degli obiettivi che tutti i grandi paesi si pongono ma invece un ritorno al passato, costituito da quel nucleare su cui in occidente praticamente nessuno investe più un euro".
"Questo governo è tornato alla preistoria energetica per spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione. Proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura, e che la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato di non volere” - ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.
Da L'Unità, 09 luglio 2009

martedì 7 luglio 2009

"Vale la pena di essere sconfitti per difendere gli interessi generali?". Il commento nr. 124 di Rina Giuliani

Renato Soru in un suo articolo del 18 giugno 2009, sul sito dell' Associazione Sardegna Democratica e che ha per titolo "Tutela del territorio e paesaggio, beni inestimabili" (postato sul presente blog lo stesso giorno), si pone la seguente domanda: "Vale la pena di essere sconfitti per difendere gli interessi generali?"
rinagiuliani, lunedì 06 luglio 2009 alle ore 19:43, ha proposto un suo commento all'articolo. Qui, per piacere di condivisione, ve lo proponiamo:
"Caro Presidente, sono del parere che, quando si diffendono le condizioni generali, ci si debba applicare con ogni mezzo per non essere sconfitti. E questo vale non solo per il PPR, ma per tutta la linea politica che Lei ha avuto il coraggio di avviare, spesso mortificato da chi aveva difficoltà ad interpretare regole nuove ed innovative, spesso opponendosi solo per partito preso, senza una reale convinzione di fondo a ciò che i propri limiti culturali non consentivano di superare. A me però, rimane un dubbio di fondo: quando Lei parla del " nostro progetto", cosa intende? perchè se intende il progetto politico fatto dalla coalizione, io credo non avesse sottovalutato che, una cosa è aderire ad un progetto sulla carta, ben altro è rappresentato invece dall'animazione, dal concretizzarsi, strada facendo, di quell'insieme di regole, di quell'apporto individuale di creatività e riflessione che un progetto politico comporta. La bravura del regista consiste anche nell'avere molta pazienza e metterla in atto in svariati modi, non ultimo quello di una lunga riflessione ed anche di un periodico accantonamento in vista di tempi migliori, di tempi maturi, secondo il gergo più diffuso. Le cose sono precipitate perchè i tempi maturi, non siamo stati capaci di crearli. Perchè Lei sa bene che gli argomenti di cui stiamo parlando sono strettamente attinenti a quel processo più complesso che si chiama crescita culturale. Ovvero quel qualcosa di intangibile che ci procura la visione d'insieme delle cose, che ci rende più disponibili con gli altri, che ci impone una riflessione maggiore prima di fare passi di cui poi ci pentiamo amaramente. Io ho avuto l'impressione, anche in questi giorni che quel processo, benchè avviato, sia ancora lontano dal risultato atteso. E' lontano nei comportamenti e nelle azioni. Non basta ricordare e leggere le bellissime riflessioni di Gramsci, quando noi che diamo vita alla cultura, non la sappiamo indirizzare, non la sappiamo gestire, non sappiamo scegliere, non ci esponiamo rompendo quel gioco e quel giogo di regole perverse che limitano la partecipazione al fine di evitare che "gli illustri ospiti" siano come si dice da noi, sbruncati. La cultura non la aiutiamo neppure quando, per tutto un insieme di motivazioni, preferiamo non prendere posizioni decise sulle leggi che ci stanno piovendo addosso. Perchè è questo il vero problema sardo ed italiano, non quello delle persone che hanno perduto la capacità di indignarsi. Le persone si indignano e si indignano talmente che Lei avrà notato di quanto è cresciuta la spesa sanitaria e previdenziale italiana. Gran parte di questa è dovuta alla somatizzazione del malessere. Una situazione che però si preferisce tacere sui giornali e sulle televisioni "libere" di questo paese. Ora anche gli scrittori, ovvero quelli che dovrebbero essere un gradino più in alto, nel creare e trasmettere cultura, si mettono in proprio, editori di se stessi. Certamente perderanno nel confronto con la Deledda o con uomini come Calvino ed Herman Hesse (che dovettero faticare non poco per mantenere la famiglia) ma, tutto sommato ne trarrà vantaggio il loro portafoglio, che non si vive solo di eroismo...... Se poi come è stato detto, queste nuove norme sulle intercettazioni sono capaci di prevedere multe stratosferiche per i facinorosi, fautori della libertà ad ogni costo, come è possibile pensare che questa Italia che stanno costruendo possa far prevalere il diritto sul mercato? Chi se non i più diretti interessati dovrebbero ribellarsi per primi? invece, come sa, c'è un silenzio assordante e, come la nebbia ha già coperto tutto. Non è che anche NOI, soprattutto Noi, insieme ai letterati, insieme agli intellettuali siamo entrati a far parte di quella foresta pietrificata in cui il silenzio rappresenta la massima virtù?"