martedì 7 luglio 2009

"Vale la pena di essere sconfitti per difendere gli interessi generali?". Il commento nr. 124 di Rina Giuliani

Renato Soru in un suo articolo del 18 giugno 2009, sul sito dell' Associazione Sardegna Democratica e che ha per titolo "Tutela del territorio e paesaggio, beni inestimabili" (postato sul presente blog lo stesso giorno), si pone la seguente domanda: "Vale la pena di essere sconfitti per difendere gli interessi generali?"
rinagiuliani, lunedì 06 luglio 2009 alle ore 19:43, ha proposto un suo commento all'articolo. Qui, per piacere di condivisione, ve lo proponiamo:
"Caro Presidente, sono del parere che, quando si diffendono le condizioni generali, ci si debba applicare con ogni mezzo per non essere sconfitti. E questo vale non solo per il PPR, ma per tutta la linea politica che Lei ha avuto il coraggio di avviare, spesso mortificato da chi aveva difficoltà ad interpretare regole nuove ed innovative, spesso opponendosi solo per partito preso, senza una reale convinzione di fondo a ciò che i propri limiti culturali non consentivano di superare. A me però, rimane un dubbio di fondo: quando Lei parla del " nostro progetto", cosa intende? perchè se intende il progetto politico fatto dalla coalizione, io credo non avesse sottovalutato che, una cosa è aderire ad un progetto sulla carta, ben altro è rappresentato invece dall'animazione, dal concretizzarsi, strada facendo, di quell'insieme di regole, di quell'apporto individuale di creatività e riflessione che un progetto politico comporta. La bravura del regista consiste anche nell'avere molta pazienza e metterla in atto in svariati modi, non ultimo quello di una lunga riflessione ed anche di un periodico accantonamento in vista di tempi migliori, di tempi maturi, secondo il gergo più diffuso. Le cose sono precipitate perchè i tempi maturi, non siamo stati capaci di crearli. Perchè Lei sa bene che gli argomenti di cui stiamo parlando sono strettamente attinenti a quel processo più complesso che si chiama crescita culturale. Ovvero quel qualcosa di intangibile che ci procura la visione d'insieme delle cose, che ci rende più disponibili con gli altri, che ci impone una riflessione maggiore prima di fare passi di cui poi ci pentiamo amaramente. Io ho avuto l'impressione, anche in questi giorni che quel processo, benchè avviato, sia ancora lontano dal risultato atteso. E' lontano nei comportamenti e nelle azioni. Non basta ricordare e leggere le bellissime riflessioni di Gramsci, quando noi che diamo vita alla cultura, non la sappiamo indirizzare, non la sappiamo gestire, non sappiamo scegliere, non ci esponiamo rompendo quel gioco e quel giogo di regole perverse che limitano la partecipazione al fine di evitare che "gli illustri ospiti" siano come si dice da noi, sbruncati. La cultura non la aiutiamo neppure quando, per tutto un insieme di motivazioni, preferiamo non prendere posizioni decise sulle leggi che ci stanno piovendo addosso. Perchè è questo il vero problema sardo ed italiano, non quello delle persone che hanno perduto la capacità di indignarsi. Le persone si indignano e si indignano talmente che Lei avrà notato di quanto è cresciuta la spesa sanitaria e previdenziale italiana. Gran parte di questa è dovuta alla somatizzazione del malessere. Una situazione che però si preferisce tacere sui giornali e sulle televisioni "libere" di questo paese. Ora anche gli scrittori, ovvero quelli che dovrebbero essere un gradino più in alto, nel creare e trasmettere cultura, si mettono in proprio, editori di se stessi. Certamente perderanno nel confronto con la Deledda o con uomini come Calvino ed Herman Hesse (che dovettero faticare non poco per mantenere la famiglia) ma, tutto sommato ne trarrà vantaggio il loro portafoglio, che non si vive solo di eroismo...... Se poi come è stato detto, queste nuove norme sulle intercettazioni sono capaci di prevedere multe stratosferiche per i facinorosi, fautori della libertà ad ogni costo, come è possibile pensare che questa Italia che stanno costruendo possa far prevalere il diritto sul mercato? Chi se non i più diretti interessati dovrebbero ribellarsi per primi? invece, come sa, c'è un silenzio assordante e, come la nebbia ha già coperto tutto. Non è che anche NOI, soprattutto Noi, insieme ai letterati, insieme agli intellettuali siamo entrati a far parte di quella foresta pietrificata in cui il silenzio rappresenta la massima virtù?"

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