lunedì 26 aprile 2010

Rule Britannia. Un esempio imbarazzante di stile e sostanza

di Aldo Vanini
Qualche sera fa ho assistito, in televisione, a uno dei dibattiti di confronto tra i tre candidati premier alle prossime elezioni nel Regno Unito. Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg, 146 anni in tre, mi hanno messo in profondo imbarazzo, in quanto cittadino ed elettore italiano, sconfortato dai toni beceri, dagli argomenti inconsistenti, dalla pratica di attaccare violentemente l’avversario per eludere la proposta di soluzioni, che rappresentano, oggi, lo stile generale della politica italiana. Quello a cui ho assistito era un dibattito ordinato, educato, sostanzioso, fondato sull’illustrazione delle proprie ragioni e proposte piuttosto che sullo sberleffo di quelle altrui. Ogni candidato attendeva senza smorfie il proprio turno, senza interruzioni villane e incontrollate, senza sollecitare estemporaneamente l’intervento di una tifoseria da Suburra. Lo stesso moderatore non si vedeva costretto a separare i contendenti come se fossero coinvolti in una zuffa, né, tanto meno, si permetteva commenti o battute personali. Tutto si svolgeva con genuino interesse a avanzare proposte e, da parte di un pubblico preparato e ancora più sereno e composto, a porre quesiti pacati e concreti e non a lanciare provocazioni preconcette. Se poteva rimanermi, ottimisticamente, il sospetto che il decadimento della politica italiana, dei suoi temi, dei suoi protagonisti, fosse l’inevitabile conseguenza di un mondo tanto complesso da non poter essere affrontato con serena competenza, il dibattito tra i tre politici britannici, apparsi ciascuno a proprio modo perfettamente adeguati al ruolo a cui si candidano, me lo ha cancellato del tutto, lasciandomi nello sconforto della constatazione che tale decadimento sia affare tutto nostrano, e che l’Italia sia sempre più condannata e relegata a un ruolo marginale, per l’inconsistenza di un disegno collettivo, per la palese incompetenza e rigore di chi dovrebbe esserne autore e attuatore. Constatazione confermata dalla totale assenza del nome di Italia in un dibattito incentrato sui temi della politica estera e dell’Europa, la cui leadership veniva identificata solo nella Francia e nella Germania. Dei temi legati alla nostra presenza sugli scenari internazionali, ostentati in modo ridicolo dal nostro presidente del Consiglio dei ministri, quasi fosse arbitro e ago della bilancia delle sorti d’Europa e del pianeta, non si percepiva la minima traccia. Nelle ore in cui si svolgeva un dibattito così costruttivo e illuminato sul futuro economico e politico dell’Europa, sulle campagne militari in corso, sulla sicurezza interna ed esterna, in Italia, la direzione nazionale del principale partito di governo si esibiva in una rissa orchestrata dal presidente del Consiglio dei ministri, non per divergenze sui temi del governo della nazione, ma per arrogante affermazione del proprio ruolo di autocrate indiscusso e indiscutibile. Quella rissa non era un caso eccezionale, l’epilogo irrituale di un confronto epocale, ma la continuazione di migliaia di talk show sguaiati e senza pudore, in cui rappresentanti istituzionali degli italiani non si fanno scrupoli di insultare l’avversario, di irriderlo con battute salaci e di pessimo gusto. Tristemente questo spettacolo da teatrino della Barafonda ha un pubblico vastissimo e affezionato, che lo confonde con la politica vera, attratto e ipocritamente scandalizzato da questo maligno surrogato del confronto parlamentare. Lo stile della politica italiana scivola, giorno dopo giorno, nei gestacci stampati sulla canottiera dei rampolli pluribocciati della classe politica del centrodestra, cooptati a quindicimila euro al mese in ruoli che non gli competono, nelle frequentazioni di discoteche e di festicciole di compleanno, nelle labbra gonfiate di signore dai meriti del tutto inappropriati a gestire un ministero, nelle parole di capi di partito che non provano vergogna a dichiarare pubblicamente che ‘si sarebbe dovuto sbattere fuori subito ‘ il presidente della Camera, terza carica della Repubblica Italiana. La politica degli strepiti e delle dita nel naso é la risposta all’horror vacui dei contenuti, della capacità di governare, del rispetto delle idee e del ruolo dell’avversario. Quando le proprie ragioni non sono difendibili con la forza della logica e dell’intelligenza, si sceglie di far saltare il tavolo o, con metafora adeguata allo stile corrente, a gettar merda nel ventilatore. L’esempio riportato della politica inglese é tristemente lontano dal costume italiano corrente, e non solo politico, ma, si sa, gli italiani sono pochissimo versati nelle lingue...

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